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Capo Colonna PDF Stampa E-mail
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Sabato 26 Aprile 2008 18:34

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Capo Colonna, fino a qualche secolo fa era chiamato "Capo delle Colonne" e anticamente il suo nome era Lacinion cioè "Promontorio Lacinio". È il promontorio che determina il limite occidentale del Golfo di Taranto e abbraccia la zona calabrese di Crotone, dove sorgeva il tempio dedicato ad Hera Lacinia. La sua importanza, appunto, risiede nella quantità di elementi storici che sono legati a questa punta di terra protesa sullo Ionio. Fino al XVI secolo erano rimaste al loro posto molte colonne del tempio di Hera Lacinia; e per questo il promontorio era chiamato Capo delle Colonne. Sfortunatamente venne utilizzato come cava di pietre lavorate per il castello, il porto e i palazzi nobiliari locali fino a che solo una solitaria colonna rimase in vista dei naviganti, eretta fra i ruderi.

Promontorio di confine

Proprio la caratteristica di limite facilmente identificabile rese il Capo Lacinio punto di riferimento per la navigazione e per la definizione di confini. Questo metodo di indicare i limiti della navigazione e le aree di influenza era generalizzato e derivava dal tipo di navigazione "sottocosta" dell'epoca; anche i trattati fra Roma e Cartagine prendevano un promontorio (Capo Bello) come limite insuperabile dalle navi Romane.

Con la fondazione di Crotone da parte di coloni greci nel VIII secolo a.C. l'area dell'antico Capo Lacinio, già considerata sacra dalle popolazioni autoctone, viene ulteriormente nobilitata dalla costruzione del famoso tempio dedicato a Hera Lacinia, divinità greca, protettrice delle donne e della fertilità e che viene nella mitologia classica abbinata alla romana Giunone. Queste due principali qualità: la facile riconoscibilità dal mare e la presenza del tempio fecero convergere sul Capo Lacinio le pagine della storia.

Un riferimento alla funzione di "pietra di confine" ci viene fatta da Tito Livio quando ci informa che le navi romane, per il trattato stipulato nel 303 a.C. con Taranto non potevano superare il Capo Lacinio. La mancata osservazione di questo trattato spinse - ammesso che ce ne fosse bisogno - la città greca nelle braccia di Annibale

E sempre Tito Livio ci racconta che gli ambasciatori di Filippo V di Macedonia che stavano venendo in Italia per sottoscrivere il Trattato con Annibale, avevano preso terra a Capo Lacinio per non usare la troppo ovvia e controllata rotta diretta dall'Epiro a Brindisi.

(LA)
« Qui, vitantes portus Brundisinum Tarantinumque, quia custodiis navium romanorum tenebantur ad Laciniae Iunonis templum in terra egressi sunt. Inde per Apuliam petentes Capuam, media in praesidia romana inlati...  »
(IT)
« Costoro, evitando il porto di Brindisi e quello di Taranto, perché erano tenuti da presidi navali romani sbarcarono presso il tempio di Giunone Lacinia. Di là si diressero attraverso l'Apulia a Capua, ma incapparono in mezzo a posizioni romane...  »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXXIII, 33, Mondadori, Milano, trad.: C. Vitali)

E a Capo Lacinio furono nuovamente catturati quando cercarono di ritornare in Macedonia.

(LA)
« Eodem ad Iunonis Laciniae, unbi navem occulta in statione erat, perveniunt. Inde profecti cum altum teneret, conspecti classe romana...  »
(IT)
« Giunsero al tempio stesso di Giunone Lacinia, dove attendeva nascosta la nave. Quando, partiti di là furono al largo, li avvistò la flotta romana...  »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXXIII, 34, Mondadori, Milano, trad.: C. Vitali)

Al largo di Colonna fu combattuta una battaglia navale nel 982 tra gli Ottone II e i saraceni.

 

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