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SI TEME IL PEGGIO PER LA COLLABORATRICE DI GIUSTIZIA DI PETILIA POLICASTRO PDF Stampa E-mail
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Scritto da giovanni   
Lunedì 08 Febbraio 2010 21:39

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Forse caso di lupara bianca

''E' probabile che ci sia stato
un epilogo tragico: la cerchiamo, speriamo di trovarla viva''.
Cosi' il procuratore della Repubblica di Campobasso, Armando
D'Alterio commenta la scomparsa di Lea Garofalo, l'ex
collaboratrice di giustizia scomparsa nel novembre scorso a
Milano e per la quale si sospetta un caso di ''lupara bianca''.
Trentasei anni, una figlia adolescente alla quale e'
legatissima, Lea, nella prima meta' degli anni '90, ha
convissuto con Carlo Cosco, padre della ragazza, arrestato la
settimana scorsa, assieme ad un complice, con l'accusa di essere
il mandante del sequestro dell'ex compagna tentato a maggio del
2009 a Campobasso dove la donna risiedeva. Cosco e' ritenuto
elemento di spicco della 'ndrangheta.
L'ultimo a vedere Lea Garofalo a fine novembre scorso a
Milano, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, e' stato
proprio lui. La donna aveva raggiunto il capoluogo lombardo
assieme alla figlia perche' questa aveva deciso di
ricongiungersi al padre e di intraprendere li' l'universita'. Da
quel momento, pero', di lei si sono perse le tracce.
La cercano gli investigatori delle Dda di Campobasso, Milano
e Catanzaro, coordinati dalla dottoressa Maria Vittoria De
Simone della Dda. La sua collaborazione era iniziata nel 2002 e
per questo le era stato assegnato un programma provvisorio di
protezione su richiesta della Procura di Catanzaro. Era a
conoscenza di fatti e circostanze legati a episodi riguardanti
le cosche della 'ndrangheta di Petilia Policastro (Crotone); per
questo il 31 luglio del 2002, dopo il riconoscimento dello
status di collaboratore, venne trasferita a Campobasso.
Programma che successivamente le venne revocato (16 febbraio
2006) per essersi allontanata dalla localita' protetta. Dopo un
suo ricorso respinto dal Tar, il Consiglio di Stato dispose il
reintegro nel programma di protezione, ma lei rinuncio'. Ando'
via da Campobasso e torno' a Petilia Policastro dove nella sua
abitazione venne attivato un servizio di vigilanza
radiocontrollata.
Dopo un po' di tempo decise di tornare a Campobasso ''perche'
citta' tranquilla'', ha detto il procuratore D'Alterio, dove
riprese i contatti con il convivente. Ma i due litigavano spesso
e lei, in un momento di ira, caccio' di casa l'uomo e resto' da
sola per alcuni giorni. Per questo motivo - sostengono gli
inquirenti - Cosco decise di vendicarsi. Sapendo che un tecnico
si sarebbe dovuto recare a casa della donna per riparare la
lavatrice, chiese a Sabatino di sostituirsi all'uomo. Il
complice tento' di portarla via Lea, ma questa reagi'
stringendogli i genitali e il successivo arrivo della figlia
scongiuro' il rapimento.
Su questo episodio ci sono riscontri oggettivi: le impronte
digitali di Sabatino sulla lavatrice e in alcune zone della
casa. Accertati i collegamenti tra Cosco e Sabatino il gip
Campobasso, Teresina Pepe, ha emesso di recente le ordinanze di
custodia cautelare nei loro confronti: Cosco e' stato arrestato
dai carabinieri di Campobasso a Petilia Policastro, a Sabatino
il provvedimento e' stato notificato nel carcere milanese di San
Vittore, dove e' recluso per un altro reato. (ANSA).

Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Febbraio 2010 12:38
 

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