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Forse caso di lupara bianca
''E' probabile che ci sia stato un epilogo tragico: la cerchiamo, speriamo di trovarla viva''. Cosi' il procuratore della Repubblica di Campobasso, Armando D'Alterio commenta la scomparsa di Lea Garofalo, l'ex collaboratrice di giustizia scomparsa nel novembre scorso a Milano e per la quale si sospetta un caso di ''lupara bianca''. Trentasei anni, una figlia adolescente alla quale e' legatissima, Lea, nella prima meta' degli anni '90, ha convissuto con Carlo Cosco, padre della ragazza, arrestato la settimana scorsa, assieme ad un complice, con l'accusa di essere il mandante del sequestro dell'ex compagna tentato a maggio del 2009 a Campobasso dove la donna risiedeva. Cosco e' ritenuto elemento di spicco della 'ndrangheta. L'ultimo a vedere Lea Garofalo a fine novembre scorso a Milano, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, e' stato proprio lui. La donna aveva raggiunto il capoluogo lombardo assieme alla figlia perche' questa aveva deciso di ricongiungersi al padre e di intraprendere li' l'universita'. Da quel momento, pero', di lei si sono perse le tracce. La cercano gli investigatori delle Dda di Campobasso, Milano e Catanzaro, coordinati dalla dottoressa Maria Vittoria De Simone della Dda. La sua collaborazione era iniziata nel 2002 e per questo le era stato assegnato un programma provvisorio di protezione su richiesta della Procura di Catanzaro. Era a conoscenza di fatti e circostanze legati a episodi riguardanti le cosche della 'ndrangheta di Petilia Policastro (Crotone); per questo il 31 luglio del 2002, dopo il riconoscimento dello status di collaboratore, venne trasferita a Campobasso. Programma che successivamente le venne revocato (16 febbraio 2006) per essersi allontanata dalla localita' protetta. Dopo un suo ricorso respinto dal Tar, il Consiglio di Stato dispose il reintegro nel programma di protezione, ma lei rinuncio'. Ando' via da Campobasso e torno' a Petilia Policastro dove nella sua abitazione venne attivato un servizio di vigilanza radiocontrollata. Dopo un po' di tempo decise di tornare a Campobasso ''perche' citta' tranquilla'', ha detto il procuratore D'Alterio, dove riprese i contatti con il convivente. Ma i due litigavano spesso e lei, in un momento di ira, caccio' di casa l'uomo e resto' da sola per alcuni giorni. Per questo motivo - sostengono gli inquirenti - Cosco decise di vendicarsi. Sapendo che un tecnico si sarebbe dovuto recare a casa della donna per riparare la lavatrice, chiese a Sabatino di sostituirsi all'uomo. Il complice tento' di portarla via Lea, ma questa reagi' stringendogli i genitali e il successivo arrivo della figlia scongiuro' il rapimento. Su questo episodio ci sono riscontri oggettivi: le impronte digitali di Sabatino sulla lavatrice e in alcune zone della casa. Accertati i collegamenti tra Cosco e Sabatino il gip Campobasso, Teresina Pepe, ha emesso di recente le ordinanze di custodia cautelare nei loro confronti: Cosco e' stato arrestato dai carabinieri di Campobasso a Petilia Policastro, a Sabatino il provvedimento e' stato notificato nel carcere milanese di San Vittore, dove e' recluso per un altro reato. (ANSA).
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